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Il mondo illustrato

di Flavia Sorrentino

Flavia Sorrentino è un’illustratrice freelance che vive e lavora a Roma. Ama la sua città e il proverbio “Roma non fu fatta in un giorno”, che la spinge a cercare sempre nuove vie di espressione. Ha viaggiato e lavorato in giro per il mondo, dalla Francia agli Stati Uniti. Ha un’insana passione per Toulouse-Lautrec, la poesia, la tipografia, Tina Turner e il sugo di pomodoro.
Le sue illustrazioni hanno fatto capolino su poster di rassegne, riviste, e ovviamente su copertine di libri di editori italiani e stranieri come Mondadori, La Spiga, Editions Hatier (Francia), Agaworld (Corea).
ideafelix l’ha incontrata per una piacevole chiacchierata sul suo lavoro.

Prima di tutto, come e quando hai cominciato ad appassionarti ai libri e al mondo dell’illustrazione?

Per quanto riguarda i libri di letteratura, da piccola non ero una grande appassionata… onestamente preferivo arrampicarmi sugli alberi. Ho iniziato a leggere con passione dopo i tredici anni e sempre di più dopo il liceo. Per quanto riguarda l’illustrazione, ho vissuto immersa nei libri, avendo una mamma maestra elementare con la passione per l’arte. Mi divertivano molto i libri illustrati inglesi, ma non pensavo all’illustrazione come una possibile futura professione. Mi piaceva disegnare per esprimermi, questo mi bastava. Ho avuto più consapevolezza di questo mondo sempre dopo il liceo: nel periodo delle grandi scelte, mi sono concentrata nel cercare un lavoro che potesse conciliare ciò che amavo fare di più. È stato come se tutti i puntini della mia vita si unissero molto naturalmente.

Quali erano le tue letture preferite da bambina? C’è un autore che è stato in particolar modo d’ispirazione?

Leggevo molti fumetti come Topolino e Tiramolla, il mio libro preferito però era Pizzicamì e pizzacamè di Bichonnier e Pef: ho sempre preferito letture ironiche, uno stile caricaturale proprio del mondo francese e inglese. Ho recuperato le letture più esistenziali nel periodo dell’adolescenza e i classici della letteratura, tra cui più di tutti Jane Eyre di Charlotte Brontë, sono stati il mio interesse principale fino a oggi, insieme alla poesia.

Approccio al romanzo: quali sono gli elementi che metti a fuoco quando lavori sul concept di una copertina? Da cosa ti lasci guidare?

Cerco di entrare completamente nella storia, nelle emozioni dei protagonisti e nell’atmosfera, in quello che l’autore voleva comunicare con le parole e come io vorrei che mi arrivassero. Faccio una sintesi di questa comunicazione con una lista di parole chiave che raggruppo in insiemi emotivi, faccio fluire tutte le possibili associazioni a questi insiemi, associazioni che fanno leva su tutto quello che ho osservato e osservo. Basandomi su questo ne scelgo uno o due, e inizio a pensare alla possibile immagine che ne possa derivare e a come renderla visivamente forte, pensando così anche a tutti i componenti della veste grafica. Cerco insomma di trasformare la comunicazione verbale dell’autore in una sintesi visiva.

Idee e bozzetti: schizzi su carta, o lavori in digitale? Raccontaci il tuo processo creativo.

Sia per le idee che per i bozzetti parto sempre dal disegno su carta, poi in caso utilizzo il digitale per apportare piccole modifiche.
Quando mi si sottopone un tema, normalmente ci sono degli aspetti da considerare, e quello più importante è il pubblico a cui si vuole parlare: normalmente si tende a pensarlo diviso per età, cosa da tenere in conto per capire quanto in là ci si possa spingere con le allegorie. Ovviamente più il target di età è basso e più il linguaggio deve essere puro e naturale; più si cresce e più ci sono delle codificazioni e giochi di citazioni a cui poter fare riferimento.
Una volta definito questo punto, scelgo una tecnica che possa aiutare l’immagine ad avere un impatto più forte rispetto a quello che deve comunicare.
Come nella musica gli accenti e la sinfonia sono fondamentali per comunicare una determinata emozione, io penso che nella comunicazione visiva di un’illustrazione la vibrazione emotiva sia aiutata molto dai colori, quindi una loro scelta accurata è necessaria per sostenere l’impressione che l’immagine dovrebbe dare. Queste scelte sono totalmente guidate, ma da qualcosa che neanche io sono in grado di spiegare, al di fuori da ogni controllo mentale: so solo che sono veicolate dalla stessa urgenza di comunicare una precisa idea.

Quali sono le case editrici (in tutto il mondo) di cui apprezzi maggiormente le grafiche?

Una su tutte la Penguin, marchio storico dell’editoria inglese, perché si nota che nella maggior parte delle copertine c’è un approccio creativo interessante, soprattutto nella riedizione di classici della letteratura, con copertine che cambiano spesso.

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