Studs Lonigan
Rassegna stampa

Kurt Vonnegut

«Questo è ciò che ha fatto per me e per molti altri come me quando ero molto giovane: attraverso i suoi libri mi ha mostrato che era perfettamente normale, e forse anche utile e bello, raccontare com’è davvero la vita, cosa si dice e cosa si prova veramente, cosa si fa, cosa succede. Fino a quando non ho letto le sue opere, desideravo solo essere accolto favorevolmente dalla gente che conta. […] Il suo lavoro è immenso. Balzachiano nella sua vastità. Se solo avesse prodotto una tale mole di opere in un paese più piccolo, avrebbe già vinto un Premio Nobel».

Estratto da Che paese, l’America di Frank McCourt

«Non so nemmeno perché mi sta aiutando, e l’unica cosa che mi viene è: grazie, caporale. Lui risponde che sono un bravo ragazzo e non solo, mi farà leggere pure il suo libro preferito. Si tratta di un tascabile tutto squinternato dal titolo Studs Lonigan di James T. Farrell. Il caporale mi raccomanda di tenerlo da conto anche se dovesse costarmi cara la vita, che lui quel libro lo legge sempre e James T. Farrell è il più grande scrittore che s’è mai visto negli Usa, uno scrittore che a noi due, ragazzo, ci capisce, mica uno di quei fanfaroni aristocosi del New England. Dice che il libro posso tenermelo finché non finisco l’addestramento base, dopodiché dovrò procurarmene una copia mia».

Ernest Hemingway

«Il primo libro di Farrell su Studs Lonigan aveva delle parti meravigliose e dava un bel quadro dell’orrore dei quartieri del South Side di Chicago».

Ann Douglas

«In Studs Lonigan scompaiono le barriere tra la vita e l’arte. Le parole sono potenti ed evocative, e mai la voce dell’autore s’intromette tra il lettore e il nostro protagonista. Mi sono sentita scivolare dentro la vita di Studs e il suo mondo è diventato il mio, la sua anima si è intrufolata dentro il mio corpo».

Fernanda Pivano

«Quando l’America, nel tentativo di riprendersi dalla crisi del 1929, frugò in tutte le cause che potevano aver suscitato la catastrofe e iniziò a produrre una narrativa di protesta sociale che calpestasse le tracce segnate dalla narrativa di protesta morale del decennio precedente, Farrell si affermò, con la sua trilogia Studs Lonigan, come il più rigoroso e sensibile scrittore socialista della nuova generazione».

Norman Mailer

«Ho letto Studs Lonigan quando ero solo una semplice matricola a Harvard e mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto capire che si possono scrivere libri che raccontano la storia di persone in carne e ossa, che fanno esattamente ciò che hanno fatto le persone con cui sei nato. Fu, allora, una scoperta sconvolgente».

Tom Wolfe

«Per gli scrittori nati tra il 1925 e il 1935, il solo nome di James T. Farrell fa risuonare le corde sentimentali della giovinezza. Essere giovani e leggere il primo romanzo di Farrell, Studs Lonigan, ti faceva fremere di euforia e meraviglia. Com’era possibile che qualcun altro capisse così bene i tuoi inesprimibili sentimenti? […] Fa continuamente uso del più famoso strumento di Joyce, il flusso di coscienza, e in una maniera più sofisticata rispetto al maestro. Non sente il bisogno di pungolare continuamente il lettore con il gomito per ricordargli “Stai attento: questa è scrittura sperimentale”. È proprio attraverso il flusso di coscienza joyciano che Farrell ci porta sotto la corazza che Studs cerca di tenere indosso più che può e ci mostra la tenerezza, l’amore e il senso della bellezza che il quattordicenne farà di tutto per tenere nascosti agli occhi del mondo – ovvero a quelli dei suoi coetanei del quartiere.
Per me, la parte quarta del Capitolo 4 è una delle poche riflessioni sublimi su come ci si sente quando si è innamorati che si trovano in letteratura».

Kirkus Reviews

«Il romanzo Studs Lonigan è uno dei più importanti esempi di naturalismo americano, un vero capolavoro, paragonabile a Furore di John Steinbeck e Una tragedia americana di Theodore Dreiser».